Anche le batterie sociali contano. Molte persone autistiche alternano momenti di intensa presenza ad altri di ritiro.
Rispettare i tempi riduce il rischio di sovraccarico e di crisi. Quando questi segnali vengono ignorati, le relazioni si riempiono di fraintendimenti e il rischio di meltdown cresce. Se vuoi capirlo meglio, leggi Autismo e meltdown e Routine, cambiamenti e autismo.
Qui entra in gioco la diagnosi.
Una diagnosi di autismo non serve a dire chi sei, ma a dare strumenti utili per le relazioni. Spiega ai partner, agli amici, ai colleghi perché certi contesti non funzionano e come adattarli. E chiarisce a te stessa o a te stesso che chiedere chiarezza, preferire messaggi scritti, scegliere luoghi meno rumorosi, non è una bizzarria, è una necessità.
Ecco perché richiedere una diagnosi di autismo anche in età adulta cambia il modo di stare con gli altri. Se ti stai domandando a chi rivolgersi se si sospetta autismo, la risposta è un’équipe psicodiagnostica esperta in neurodivergenze, che usi strumenti validati e conosca bene la realtà quotidiana delle persone autistiche.
L’amicizia nell’autismo esiste e spesso è solidissima. Ha regole diverse, più chiare, più oneste. Quando tutti i protagonisti le riconoscono, i legami crescono, resistono e nutrono. Non si tratta di adattarsi ai copioni, ma di scriverne di nuovi insieme.
—
Articoli correlati:
• Interessi speciali nell’autismo
• Autistic burnout


