Autismo e conversazioni: falsi miti
Il mito secondo cui le persone autistiche non sanno comunicare nasce proprio dal fatto che la comunicazione neurotipica è basata su impliciti, sfumature e non detti. Chi è autistico tende invece a privilegiare chiarezza, coerenza e trasparenza.
Questo può generare fraintendimenti: la risposta diretta sembra brusca, l’assenza di contatto oculare sembra disinteresse, la necessità di elaborare prima di rispondere viene scambiata per distacco emotivo. In realtà non c’è assenza di partecipazione, ma un’altra forma di presenza.
Le ricerche più recenti, come quelle sul cosiddetto double empathy problem, mostrano che la difficoltà comunicativa non appartiene solo alle persone autistiche. È reciproca.
Due sistemi neurobiologici diversi faticano a interpretarsi e a riconoscere i rispettivi segnali. Ciò che sembra confusione comunicativa è spesso solo un problema di linguaggi diversi, non un deficit.
Molte persone autistiche riferiscono inoltre che il contesto modifica radicalmente la loro capacità comunicativa. Situazioni affollate, ambienti rumorosi, richieste sociali rapide o conversazioni con più interlocutori aumentano la fatica e possono portare a shutdown o alla sensazione di non trovare più le parole.
Una conversazione uno a uno, in un ambiente prevedibile, può invece diventare naturale e persino piacevole.
Il masking, descritto in un nostro precedente articolo, interviene spesso anche nelle conversazioni. Chi è autistico impara a imitare modi di parlare neurotipici, sorride quando è previsto, finge di comprendere ironia o battute che in realtà necessiterebbero di tempo per essere decodificate.
Questo crea un senso di disconnessione interna, come se durante la conversazione ci fosse un doppio processo: da una parte la partecipazione apparente, dall’altra la fatica cognitiva nascosta.
Le difficoltà conversazionali possono portare a isolamento sociale, non per mancanza di desiderio di connessione, ma per protezione. Evitare conversazioni faticose diventa un modo per ridurre il sovraccarico. Allo stesso tempo, molte persone autistiche riferiscono di instaurare relazioni profonde e significative quando trovano interlocutori in grado di comunicare con chiarezza e rispetto della loro modalità.